Gregorio Caruso: varesino di origine, col Chievo amore a prima vista

Seconda intervista per quanto riguarda la nuova rubrica di TCV "PAROLA AI TIFOSI".
23.01.2019 12:00 di Paolo Lora Lamia  articolo letto 479 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Gregorio Caruso: varesino di origine, col Chievo amore a prima vista

Il Chievo non ha tifosi? Non solo ce li ha, ma sono anche sparsi in varie regioni d'Italia. Un chiaro esempio è Gregorio Caruso: nato a Varese e, dopo anni alla ricerca dell'amore calcistico giusto, diventato tifoso gialloblù. Sarà lui il protagonista di oggi della nuova rubrica di TuttoChievoVerona.it PAROLA AI TIFOSI (QUI L'ARTICOLO DI PRESENTAZIONE): uno spazio in cui i supporters gialloblù possono raccontarsi e dire la loro sulle vicende della squadra.

Un varesino che tifa Chievo: fatto decisamente inconsueto. Com'è nata la passione per la squadra gialloblù?

"Ero in cerca di una squadra che mi rappresentasse. È stata una folgorazione. Mi è balenato il nome del Chievo, allora ho deciso di informarmi: ho letto la storia della squadra, rivissuto la fantastica avventura che ha condotto nella massima serie una piccola frazione di Verona; ho scoperto i suoi tifosi, pluri-vincitori del premio Scirea, la Champions conquistata dopo essere usciti illesi dal processo di Calciopoli... Insomma, sentivo di aver trovato quello che faceva per me: una realtà piccola ma solida, pregna di valori, un sogno che diveniva realtà ogni anno, rinnovandosi in occasione della salvezza, una scalata portata a termine con orgoglio e determinazione. Era fatta, amore a prima vista. Un amore che si è consolidato in occasione delle mie "trasferte" al Bentegodi e della mia recente vacanza a Verona, con immancabile visita a Chievo e l'altrettanto immancabile consapevolezza che avrei trovato il Chievo Store, ahimè, chiuso".

Prima di innamorarti del Chievo tifavi per altre squadre (per esempio il Varese)?

"Non posso dire di aver mai veramente tifato altre squadre. Sì, in famiglia si era juventini per tradizione, ma come dicevo ero in cerca di una bandiera che mi sentissi cucita addosso. Sono diventato tifoso solo grazie al Chievo: da allora, mai persa una partita, persino della Primavera".

Ci sono altri tuoi conoscenti o parenti che tifano Chievo oppure sei l'unico tifoso clivense nel contesto in cui vivi?

"Il mio amore per il Chievo ha certo impressionato le persone che mi circondano: un caro amico, tifoso dell'Inter, ne è rimasto conquistato, e da allora simpatizza per la squadra, avendo persino scelto di accompagnarmi a vedere un match al Bentegodi. Lo stesso vale per la mia fidanzata, con la quale ho trascorso tre meravigliosi giorni a Verona, assistendo alla vittoria fondamentale contro il Frosinone".

Cosa ne pensi in generale della tifoseria del Chievo, spesso presa in giro in quanto "composta solo da simpatizzanti"?

"La tifoseria del Chievo? Meravigliosa. Una delle ragioni per cui mi sono innamorato della squadra. Checché se ne dica, dovrebbero invidiarcela tutti: non mollano mai, pretendono il meglio dalla squadra anche nei momenti peggiori, ma lo fanno con rispetto e educazione. Un esempio".

Qual è stata la prima partita del Chievo che ai visto allo stadio o da casa?

"La prima partita del Chievo vista da casa è stata anche la prima della scorsa stagione: la bella vittoria in casa dell'Udinese. Al Bentegodi ho assistito al match fondamentale contro il Crotone, che ha coinciso con il successo dei ragazzi di mister D'Anna e che ha segnato la strada per la salvezza. Quest'anno sono stato spettatore della prima vittoria stagionale, con il Frosinone".

Andiamo all'attualità: credi ancora nella salvezza?

"Credo ancora nella salvezza, sarebbe sbagliato il contrario: la retrocessione matematica è ben lungi dall'averci condannati. Certo ogni partita sarà fondamentale, perciò non dobbiamo permetterci i cali di concentrazione che ci hanno messi in difficoltà nella prima parte della stagione. In ogni caso, qualunque sia la sorte del Chievo, ormai l'amore è sbocciato e la squadra non si molla".

Un ultima domanda: qual è il tuo undici del cuore?

"Il mio undici del cuore non può che essere, per vicinanza affettiva, quello che ha sconfitto il Crotone in una partita decisiva per la salvezza. Il giocatore che mi ispira maggiormente, oltre a Pellissier, il che è ovvio, è Sorrentino: anche in occasione di alcune "imbarcate" subite dalla squadra, non ha mai smesso di incitare i ragazzi con la grinta impressionante che contraddistingue la nostra "tigre". I suoi interventi fondamentali ci hanno regalato punti importanti: è un giocatore di grande talento e carattere".