Emanuele Vanoli: la critica come sostegno, sognando il ritorno di Sartori

Il primo tifoso clivense che si racconta nella nuova rubrica di TCV.
16.01.2019 12:00 di Paolo Lora Lamia   Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
Emanuele Vanoli: la critica come sostegno, sognando il ritorno di Sartori

Se la critica è una forma d'amore, il sentimento che lo lega al Chievo è davvero forte. Si tratta di Emanuele Vanoli, primo tifoso gialloblù protagonista della nuova rubrica di TuttoChievoVerona.it denominata PAROLA AI TIFOSI. Come anticipato nella presentazione di questa iniziativa editoriale (QUI L'ARTICOLO), tale rubrica riguarderà i temi di attualità che riguardano la compagine clivense, oltre che vari aneddoti legati al tifo dell'intervistato per questa società.

Tornando ad Emanuele, certamente non fa mai mancare il suo punto di vista: sempre senza peli sulla lingua, anche a costo di risultare impopolare. Un modo di vivere la sua passione per il Chievo che merita di essere raccontato.

Il Chievo è ultimo in classifica ormai da diversi mesi: quali sono le cause di questa situazione?

"Secondo me il campionato attuale è il punto di arrivo di una serie di scelte sbagliate della società. Chi semina bene raccoglie bene, chi semina male raccoglie male. Da quando Sartori se ne è andato, è iniziata la caduta libera del Chievo e l’emorragia di qualità all’interno della società. I dirigenti migliori, gli elementi più validi a livello tecnico dirigenziale hanno iniziato ad andarsene. Il motivo mi è oscuro ma sicuramente lo zampino del presidente c’è. Purtroppo Campedelli non ha più fatto quello che doveva fare: il presidente. Ha iniziato a credersi direttore sportivo e factotum, fino a contornarsi di soli yes man. Abbiamo la squadra più vecchia d’Europa da anni e non ci si è mai preoccupati di preparare il ricambio generazionale. Abbiamo carestia in attacco da lustri e non è mai arrivato un attaccante vero. Non riusciamo a puntare sui giovani e non riusciamo più ad individuare giocatori validi".

Eri fiducioso quando è arrivato Ventura?

"Personalmente mai avuto fiducia in Ventura, preferivo arrivasse Iachini. Anche qui una cosa stranissima da parte della società: fino al giorno prima Iachini non va bene perché vuole un contratto biennale, il giorno dopo viene annunciato Ventura per due anni. Viene da chiedersi: dove sta il senso?".

Il ritorno di Di Carlo e dei risultati positivi basteranno a raggiungere una salvezza che avrebbe del miracoloso?

"La situazione attuale in classifica permetterebbe ancora di salvarsi, facendo un girone di ritorno incredibile. Per farlo, però, servirebbe rinforzare molto la squadra. E questo non sta avvenendo e non avverrà. Molto più onestamente credo in una retrocessione quasi pilotata, con il timore davvero forte di una Serie B molto difficile l’anno prossimo. Se riuscissimo a non rischiare la doppia retrocessione l’anno prossimo sarei contento. Ma la preoccupazione è davvero grande".

Mercato invernale: Birsa è passato al Cagliari. Come hai preso tale cessione?

"Mercato invernale? Uno schifo al momento, come ogni mercato estivo o invernale da almeno tre/quattro anni. Birsa è una svendita come lo è stata quella di Castro in estate. Arrivi degni di nota nessuno e, anche fossero Paloschi, Thereau, Dall’Orco o Caldirola sarebbero tutti assolutamente pietosi".

Come proseguirà il mercato secondo te e cosa servirebbe al Chievo?

"Arriveranno due, forse tre elementi "inutili", giusti per far credere agli ingenui che la società crede nella salvezza. Quello che servirebbe a questa squadra? Un attaccante "vero" da almeno 15 gol a campionato, un centrocampista o due dai piedi molto buoni, un difensore "vero" con anni di esperienza (non secoli) e un terzino sinistro (non se ne vede traccia da cinque sei anni). Probabilmente arriverà in parcheggio il portiere brasiliano per l’Inter, da tenere sotto la campana di vetro ovviamente. Scelte pietose".

Veniamo ai tuoi ricordi di tifoso gialloblù: qual è la partita che ricordi con più emozione?

"La partita che ricordo con maggiore piacere è stata quella della seconda promozione in serie A: Grosseto Chievo 1-1! Trasferta memorabile e incorniciata dall’aver visto pubblicato sulla Stampa di Torino un articolo quasi interamente scritto da me, ma firmato dal dott. Andrea Scanzi (ormai tuttologo, giornalista, scrittore....). Altre grandi gioie sono state il derby di Lazarevic al 92esimo e l’ultima partita del primo campionato in A, con la qualificazione Uefa per noi e la retrocessione dei cugini".

Qual è il tuo "undici del cuore" del Chievo, compreso l'allenatore?

"Sorrentino in porta; Lanna, D'Angelo, Legrottaglie e Moro come quartetto difensivo; Bradley, Perrotta, Manfredini e Luciano a centrocampo e, infine, Pellissier- Corradi come coppia d'attacco. Allenatore Del Neri. Di giocatori del cuore, comunque, ne avrei un’altra rosa intera".

Un'ultima domanda: il tuo sogno da tifoso clivense per il futuro?

"Il mio sogno ha un nome: Giovanni Sartori. La storia l’ha fatta lui insieme a Campedelli 50 e 50. Ma Sartori curava l’aspetto tecnico al 100% e Campedelli faceva solo il presidente che non capiva niente di calcio. Ecco, quella era l’alchimia perfetta.....da ritrovare!".