RIECCO MARAN PER RITROVARE IL SORRISO, ANCHE SE CORINI NON ERA LA CAUSA DI TUTTI I MALI GIALLOBLU'

22.10.2014 11:45 di Paolo Lora Lamia   Vedi letture
© foto di Federico Gaetano
RIECCO MARAN PER RITROVARE IL SORRISO, ANCHE SE CORINI NON ERA LA CAUSA DI TUTTI I MALI GIALLOBLU'

Ritorno al passato per migliorare presente e futuro. Dopo la batosta subita a Roma contro la squadra di Rudi Garcia, la società ha optato per il terzo cambio di panchina nelle ultime tre stagioni. Stabilito che con Corini non si poteva andare più avanti, i dirigenti clivensi hanno pensato ad un paio di soluzioni: c'è stato un pour parler con Davide Nicola, ma l'idea più concreta è sempre stata quella di cercare di portare (o meglio riportare) a Verona Rolando Maran. Detto, fatto: poche ore dopo la rescissione del suo contratto con il Catania, Maran viene annunciato come nuovo allenatore del Chievo. I tifosi gialloblù sono entusiasti di tale scelta, perchè quello appena ingaggiato non è solo un tecnico che ha fatto bene a Varese e a Catania, ma è stato anche una bandiera clivense negli anni in cui non si parlava ancora di favola, ovvero sia tra fine anni '80 e inizio '90. Ben 330 partite di corsa e grinta con la casacca gialloblù, per un ritorno che vuol dire tanto anche per lo stesso Maran. Rolly (cosi' veniva amichevolmente soprannominato quando giocava) si è presentato infatti ieri alla stampa visibilmente emozionato, ringraziando più volte il patron Campedelli per la possibilità che gli è stata data e dicendo a chiare lettere di voler riportare quel senso di apparteneza che è sempre stato l'arma in più per ogni impresa clivense. Le sue parole hanno dato l'idea di un uomo sentimentale ed attaccato ai colori gialloblù (e questo nonostante il Chievo non abbia molto seguito e storia, come ripetono spesso i luminari dei social network e di alcune tifoserie), ma anche deciso a far rigare dritti i suoi giocatori, con l'obiettivo di far uscire presto la squadra dai bassifondi della classifica.

In un passaggio della conferenza stampa di ieri, Maran ha rivolto un pensiero a chi lo ha precedeuto, sapendo benissimo quali possano essere le sensazioni quando arriva un esonero. Dando per scontato che ora Corini rappresenta il passato che l'importante è pensare al presente e al futuro, è fondamentale capire i motivi che hanno portato al cambio di guida tecnica. Non più tardi di cinque mesi fa, ad Eugenio Corini era stato prolungato il contratto per tre anni. Una scelta in controtendenza con l'usuale politica gialloblù, che lasciava presagire l'inizio di un ciclo importante sotto la guida dell'ex regista del Chievo dei miracoli. Il mercato è stato fatto secondo le sue richieste, con molti giocatori arrivati a luglio ed altri nell'ultima settimana di agosto. Vista la campagna acquisti, le premesse per iniziare la stagione nel migliore dei modi c'erano, ma non tutto è andato come doveva andare. La squadra ha infatti sempre faticato ad esprimersi ed a rimanere concentrata per tutto l'arco di una partita, pagando in alcuni casi oltremodo momenti non lunghi di sbandamento (i tre gol incassati in casa con il Parma nel giro di dodici minuti sono un caso emblematico). Sicuramente Corini ha delle colpe da questo punto di vista, avendo avuto la rosa (anche se, come è normale che sia, non completa) a disposizione fin dall'inizio del ritiro, ma è altrettanto vero che un contratto di tre anni ad un allenatore vuol dire mettere tale mister al centro del progetto e credere in esso al di là dei primi risultati negativi. La sensazione, inoltre, è che la brutta prestazione fornita a Roma potesse essere solo un incidente di percorso contro un avversario nettamente superiore, considerando la buona (e sfortunata) prova offerta a San Siro contro il Milan una settimana prima. Che cosa significa questo? Che la società, in balia di critiche spesso distruttive da parte di tifosi e persone comunque vicine all'ambiente clivense, non ha la forza di credere in un progetto? Probabilmente Maran non dovrà restituire lo "spirito Chievo" solo ai giocatori, ma anche ad una dirigenza non più solida come un tempo.