LA GRINTA HA PREVALSO SULLA TRANQUILLITA'. LAZAREVIC, UNO DEI TESORI DI CORINI

26.11.2013 00:00 di Paolo Lora Lamia  articolo letto 952 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
LA GRINTA HA PREVALSO SULLA TRANQUILLITA'. LAZAREVIC, UNO DEI TESORI DI CORINI

Vincere il derby all' ultimo minuto e in maniera meritata: il sogno proibito di ogni tifoso clivense alla vigilia di questa importantissima partita. Quello che sembrava pura utopia, grazie a quel velo di incertezza e follia che rende il calcio lo sport più bello del mondo, è invece accaduto: il Chievo di Corini, subentrato al posto di Sannino dopo lo 0-0 casalingo contro il Milan, ha avuto la meglio sull' Hellas in una partita fondamentale per il presente e il futuro del club di Campedelli.

Una vittoria costruita "nel tempo" e cioè sul campo, grazie ad una prestazione migliore rispetto a quella fornita dagli uomini di Mandorlini, ma anche nelle due settimane antecedenti al derby. La compagine clivense, infatti, dopo il cambio di allenatore, ha pensato ad una sola cosa per preparasi alla stracittadina e cioè a lavorare. Il nuovo mister Eugenio Corini è stato bravo nel conferire nuove motivazioni ai giocatori, facendo capire che le possibiltà di rivedere la luce, dopo un avvio di campionato difficile, sono ancora molte. In più, ha apportato delle novità dal punto di vista tattico unendo la sua idea di calcio alle indicazioni fornite dalla visione delle partite giocate dall' Hellas nelle scorse giornate. Nonostante le domande dei giornalisti riguardo al modulo di gioco che intendesse schierare contro la squadra di Mandorlini fossero ogni giorno più pressanti, l' ex regista del Chievo dei miracoli non ha lasciato intuire nulla a nessuno e, infatti, quando lo speaker del "Bentegodi" ha annunciato che il Chievo sarebbe sceso in campo con il 4-3-3, tutti gli spettatori presenti allo stadio e, probabilmente, anche l' allenatore e i giocatori del Verona sono rimasti alquanto sorpresi. Al di là di come era stato impostato questo 4-3-3 (cioè per chiudere tutti gli spazi alle offensive della squadra avversaria ed effettuare, appena riconquistata la palla, delle ripartenze veloci), ciò che ha fatto la differenza è stato l' atteggiamento più grintoso del Chievo rispetto a quello dell' Hellas: mentre la formazione clivense ha combattuto su ogni palla cercando, nel finale, di provare a vincere la partita, quella helladina non è sembrata certo nella sua giornata migliore. Merito, come già detto, dell' aggressività del Chievo, ma forse anche demerito di tutto l' ambiente Hellas che, tra un "dobbiamo affrontare la partita tranquillamente" e un "per noi il vero derby è con il Vicenza" ha perso di vista un concetto fondamentale che vale per tutti i derby (perchè, che piaccia o no, quello giocato sabato scorso lo è e lo sarà sempre): se una partita del genere non viene affrontata con il coltello tra i denti, è altamente improbabile che, alla fine, il risultato sia positivo.
 

Durante la sua prima conferenza stampa dopo il ritorno sulla panchina del Chievo, Eugenio Corini, tra i tanti temi trattati, aveva parlato di "tesori nascosti all' interno dell' organico gialloblù". E' stata una delle sue qualità migliori, nella scorsa stagione, quella di dare fiducia a giocatori che sono passati da potenziali partenti a titolari fissi o comunque giocatori decisivi per le sorti della squadra (Cofie e Stoian sono due esempi lampanti) e, vedendo la prima sostituzione che ha fatto nel derby e chi ha siglato il gol decisivo, la sensazione è che anche quest' anno voglia adottare questo tipo di linea. La vittoria contro l' Hellas è infatti targata Dejan Lazarevic, un giovane esterno sloveno che, sotto la gestione Sannino, aveva avuto pochissimo spazio. Come per qualunque giocatore che proviene dal campionato cadetto, è molto difficile risultare decisivo per una squadra fin da subito ma Dejan, chiamato in causa da Corini (che, probabilmente, ne avrà apprezzato le doti tecniche e di velocità durante le due settimane che precedevano il derby) nel secondo tempo del match contro il Verona, ha dato subito freschezza alla manovra del Chievo, riuscendo addirittura a segnare, al minuto '92, un gol che è valso un successo importante per la sua squadra e una goia indescrivibile per i suoi tifosi. Per l' ennesima volta, qundi, il mister ha avuto ragione: il Chievo, per provare a centrare la salvezza, ha bisogno non solo dei soliti noti (Pellissier, Thereau, Dainelli, Puggioni e gli altri veterani) ma anche di questi tesori e cioè giovani rampanti in cerca di affermazione e bisognosi soltanto di fiducia per poter dimostrare sul campo il loro valore.