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EDITORIALE

DAL GENOA AL GENOA, UN ANNO DI MARAN: IL TECNICO CHE HA "CAMBIATO" IL CHIEVO

19.10.2015 22:00 di Paolo Lora Lamia  articolo letto 480 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
DAL GENOA AL GENOA, UN ANNO DI MARAN: IL TECNICO CHE HA "CAMBIATO" IL CHIEVO

Evidentemente doveva andare cosi'. Ci sono partite che non hanno una logica e quella giocata ieri tra Genoa e Chievo al Ferraris ha esattamente tale caratteristica. Sarà per l'emozionante ricordo del Professore Scoglio da parte del popolo genoano, sarà per la sfortuna avuta dalla formazione di Gasperini nelle ultime partite - e si sa che nel calcio prima o poi la ruota gira -, sta di fatto che ieri il Genoa ha vinto con sofferenza, carattere e anche una buona dose di fortuna. Piegato il più bel Chievo visto da inizio stagione lontano dal Bentegodi: aggressivo fin dai primi secondi - non ha praticamente dato tempo ai rossoblù di impostare la loro solita partita casalinga segnando subito con Paloschi - e in grado di creare una quantità industriale di palle gol attraverso la collaborazione di tutti i giocatori di movimento presenti in campo.

Vista in maniera semplicistica, la partita di Marassi ha avuto questo svolgimento: vantaggio gialloblù e poi vittoria genoana. Lo stesso copione di un anno fa, quando il Genoa sconfisse  - in quella circostanza in casa dei veronesi - per 2-1 il primo Chievo di Maran. Due sconfitte contro la compagine ligure segnano l'inizio e la fine del primo anno solare dell'ex tecnico del Catania sulla panchina clivense ma, in mezzo a tali k.o., le delusioni per il club di Campedelli sono state praticamente nulle. Maran ha trovato una squadra senza grinta, gioco e con una classifica deficitaria e, attraverso il lavoro quotidiano, è riuscito con il passare dei mesi a farla riemergere dalle cattive acque della zona retrocessione. Inizialmente la squadra non era quasi mai bella da vedere ma era tremendamente concreta e macinava punti, facendo soffrire qualsiasi avversario. Con il tempo, sono venuti fuori sempre di più concetti come il pressing alto, la compattezza di squadra e la voglia di attaccare sempre con tanti uomini. La salvezza è arrivata con cinque domeniche d'anticipo, Maran è stato ovviamente e giustamente confermato e, avendo a disposizione un'intera estate, ha lavorato sui concetti detti in precedenza conservando i pregi mostrati con continiutà nella stagione appena terminata (la solidità difensiva in primis). Fin dall'esordio in questa stagione sul campo dell'Empoli - o meglio a partire dalla ripresa di quel match - si è visto in campo un Chievo 2.0, forse quello che Maran sognava fin dall'inizio: una squadra che impone sempre la sua identità di gioco, mantiene un ritmo alto per tutti i novanta minuti e segna con facilità senza che diminuisca di efficacia la fase difensiva. Un modo di stare in campo che a Verona sponda clivense non si vedeva dai tempi di Del Neri e Pillon e che ha portato a risultati straordinari, come lo schiacciante 4-0 casalingo contro la Lazio e il pari allo Stadium contro la Juventus in un match condotto fino a dieci minuti dalla fine. 

Come dice Maran, la squadra non deve mai peccare di presunzione e lavorare sempre come ha fatto fino ad oggi, perchè questa sublime miscela di gioco e risultati è arrivata solo grazie al lavoro e al sacrificio. La sensazione è che anche i giocatori clivensi la pensino cosi', perchè producendo questo tipo di prestazioni si divertono di più in campo e hanno anche maggiore soddisfazione personale. Un convincimento che il tecnico di Trento ha progressivamente trasmesso loro cambiando di fatto l'identità clivense: sono ormai lontane anni luce le salvezze delle ultime stagioni, ottenute difendendosi nella maggior parte delle partite dagli attacchi avversari per poi ripartire. Il Chievo di Maran è un'altra cosa: la prestazione è importante tanto quanto il risultato e la speranza è che la squadra reagisca positivamente - avendo giocato con la solita personalità - al k.o. di Genova e affronti con rinnovato vigore la più che insidiosa sfida contro il Napoli.


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