Corsa, tenacia, solidità… e anche un po’ di fortuna alla base del bel pareggio. Al giro di boa da ‘salvi’, ma la società ora deve aiutare Corini

16.01.2014 11:30 di Alberto Vallenari   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
Corsa, tenacia, solidità… e anche un po’ di fortuna alla base del bel pareggio. Al giro di boa da ‘salvi’, ma la società ora deve aiutare Corini

È un pareggio importante quello ottenuto dal Chievo in casa dell’Inter. È vero, un punto non ne vale tre, ma in casi come questo il pareggio viene accolto come una vittoria. Solo i più ottimisti pensavano che il Chievo sarebbe uscito imbattuto al Meazza, vista la tradizione negativa su quel campo, l’impiego di alcuni titolari nella precedente gara di Coppa Italia, e le recenti prestazioni un po’ deludenti.

La forza del Chievo però è quella di non sbagliare nei momenti delicati. Lo si è visto tra novembre e dicembre, quando la squadra di Corini rischiava di finire distante anni-luce dalla salvezza e invece si è riagganciata al gruppo, e lo si è visto nelle ultime due partite di campionato, che hanno portato due pareggi, che vanno visti sotto due luci diverse. Se contro il Cagliari il pareggio era stato visto come un’occasione persa secondo molti, quello contro l’Inter ha riportato le giuste convinzioni. Ok, l’Inter di questo periodo non è quella di due mesi fa, ma l’avversario rimane comunque superiore qualitativamente. Il Chievo ha studiato l’avversario e ha colpito alla prima occasione. Ha incassato il pareggio, si è difeso con ordine per poi ripartire e creare scompiglio dalle parti di Handanovic. Squadra unita, solida che ha giocato con tenacia: la difesa ha retto, il centrocampo ha pressato molto mentre l’attacco ha dato una mano in fase di non-possesso palla rendendosi comunque pericoloso. In mezzo pure un gol annullato a Nagatomo per un fuorigioco inesistente al 15’ e un presunto rigore non concesso all’ultimo minuto. Qui entra in scena il fattore ‘Fortuna’. Decisioni arbitrali così evidenti era una vita che non capitavano al Chievo. Decisioni che hanno tanto penalizzato i gialloblù, e che per una volta sono state a favore.

Chievo così a 17 punti al termine del girone d’andata e ora come ora salvo. In altre stagioni terminare a 17 punti l’andata voleva dire trovarsi nelle ultime due posizioni, ma quest’anno la quota-salvezza si è abbassata. A 35-36 punti molto probabilmente ci si salva. Il che equivale a dire che la squadra di Corini deve fare minimo 19 punti, nulla di impossibile, visto anche che Corini sta procedendo con una media di 1,57 punti a partita.

La partita di lunedì sera ha chiarito una volta per tutte la questione modulo: ancora il campo con il 3-5-2 dell’ultimo mese. Il 4-3-3 è stato accantonato. A fine gara Corini ha chiesto esplicitamente un aiuto alla società : “La squadra era stata costruita per giocare in un certo modo, con schemi che non sono i miei. Ci siamo adattati, ora anche la società deve darmi una mano, ritoccare l’organico per darmi giocatori che si avvicinino alla mia idea di calcio”, le sue parole. Via quindi quasi tutti gli esterni: Improta è già andato al Padova, Kupisz partirà, Lazarevic probabilmente finirà al Carpi. Punto di domanda su Acosty, Sestu ed Estigarribia, che potrebbero rimanere come jolly in caso di bisogno. A centrocampo quindi servono almeno due pedine valide ( i nomi sono tanti: Cofie, Munari, Della Rocca etc.), mentre in attacco, viste le partenze di Ardemagni (manca solo l’ok dell’Atalanta per il suo trasferimento al Carpi) e Samassa, c’è bisogno di altri due attaccanti. Non c’è da trascurare la difesa: va preso almeno un buon centrale. Corini sta facendo il massimo con una rosa ‘non sua’, ora tocca a Sartori e Nember mettergli a disposizione gli uomini più adatti.