CHIEVO, PERCHE' NON VINCI PIU'? ANALISI DI UNA CRISI DI RISULTATI (MA NON DI GIOCO)

 di Paolo Lora Lamia  articolo letto 1359 volte
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
CHIEVO, PERCHE' NON VINCI PIU'? ANALISI DI UNA CRISI DI RISULTATI (MA NON DI GIOCO)

Con la sconfitta rimediata nell'ultimo fine settimana sul campo del Palermo, si allunga a sette la serie di partite senza vittorie per il Chievo. I negativi risultati conseguiti dopo l'ultima sosta per la Nazionale hanno portato i gialloblù dalle parti nobili della classifica ad essere a soli due punti dal Frosinone terzultimo. E' vero che non ci sono ancora i presupposti per parlare di una crisi profonda che può portare il Chievo a soffrire come nelle stagioni passate, ma è altrettanto vero che la mancanza di un successo da fine settembre (battuto 1-0 il Torino al Bentegodi) merita un'attenta riflessione. Ecco da dove potrebbe nascere il difficile momento clivense, ma anche le ragioni per guardare con ottimismo i prossimi impegni.

K.O. DI GENOVA, PRIMO CAMPANELLO D'ALLARME: Come detto in precedenza il Chievo non vince da sette partite, ma i due pareggi contro Sassuolo e Verona conquistati dopo l'ultimo successo in campionato sono due risultati "che ci possono stare". L'analisi parte quindi dalla sfida di Marassi contro il Genoa, partito male in questa stagione ma poi ripresosi. Il copione della partita contro i grifoni è una storia nota: vantaggio fulmineo di Paloschi, pareggio e sorpasso rossoblù, assalto clivense nella ripresa (facilitato dalla superiorità numerica), 2-2 trovato grazie al tacco geniale di Pellissier e gol-beffa di Tachtsidis poco prima della fine. Potrebbe essere proprio la rete del greco ex Verona lo spartiacque decisivo della prima parte di stagione gialloblù, divisa tra le prime giornate da sogno e gli ultimi risultati deludenti. Una segnatura e una sconfitta che forse hanno tolto delle certezze ai ragazzi di Maran, non tanto sul piano del gioco (l'unica prova non convincente è stata quella contro il Milan) ma su quello della concretezza sotto porta (un solo gol segnato nelle successive quattro partite, nonostante le tante occasioni create). Non è la prima volta in questi anni che il Chievo va in difficoltà dopo un k.o. inatteso visto lo svolgimento delle partita. E' accaduta la stessa cosa nella scorsa stagione quando la squadra all'epoca allenata da Corini, dopo l'1-0 sul Napoli alla seconda giornata, perse per 3-2 in casa contro il Parma: anche in quel caso andò subito in vantaggio, ma poi nella ripresa subi' tre gol dai ducali nell'arco di dodici minuti. Dopo quel passo falso, una serie di partite negative per gioco e risultati portò all'esonero di Corini. Anche Sannino in gialloblù ha avuto un destino simile al più giovane collega. Il suo Chievo, rinfrancato dal successo casalingo contro l'Udinese dopo aver conquistato appena un punto nelle prime tre giornate, si presentò alla sfida del Bentegodi contro la Juventus con la voglia di giocarsi a viso aperto il match. Il risultato fu 2-1 per i bianconeri, con la formazione veronese avanti nel primo tempo con Thereau e un gol ingiustamente annullato a Paloschi dopo il pari di Quagliarella. Sannino evitò polemiche arbitrali, elogiò la prova dei suoi e promise continuità di prestazioni nelle partite successive (il campo però gli dette clamorosamente contro). Ci sono quindi analogie con situazioni precedenti, ma la speranza è che la sosta aiuti la squadra a ricaricarsi sul piano fisico e mentale e a eliminare le eventuali scorie post Genova.

L'IDENTITA' DI GIOCO E' QUELLA GIUSTA: Detto quali potrebbero essere i motivi che hanno portato il Chievo a non essere più quello delle prime giornate, bisogna anche sottolineare il filo conduttore che ha contraddistinto i gialloblù dalla trasferta ad Empoli fino a quella di Palermo. Eccezion fatta per il primo tempo con i toscani e per la sfida di San Siro contro i rossoneri di Mihajlovic, la formazione di Maran si è sempre espressa nello stesso modo: fatto raro in Italia, dato che le squadre che lottano per salvarsi spesso "giocano sull'avversario". I gialloblù sono sempre scesi in campo con coraggio, sapendo soffrire quando le partite lo imponevano ma cercando sempre di proporre una certa diea di calcio. In casa con la Lazio cosi' come con Inter, Torino e Sampdoria, allo Juventus Stadium cosi' come in trasferta con Sassuolo, Genoa e Palermo. Nessuna di questa squadre ha avuto vista facile contro il Chievo: non perchè si difendeva con undici uomini dietro la linea della palla e chiudeva tutti gli spazi, ma perchè creava sempre pericoli in area avversaria e metteva in difficoltà chiunque grazie a continuità di corsa da parte di tutti e pressing alto. Nemmeno gli ultimi risultati negativi hanno modificato questo tipo di identità e la sensazione è che Maran non abbia la minima intenzione di cambiarla. Sicuramente qualcosa deve essere migliorato: la concretezza degli attaccanti, la velocità nel gestire la palla da parte di un Radovanovic ancora lontano dalla migliore condizione e qualche ingenuità difensiva di troppo. Nel complesso però questo tipo di calcio ha spesso portato a creare più palle gol degli avversari (incominceranno i problemi nel momento in cui le occasioni inzieranno a latitare o a scomparire, come nelle negative parentesi delle stagioni citate in precedenza). Serve dunque lavoro, maggiore cinismo e soprattutto voglia di tornare ad essere (per risultati oltre che per il gioco) lo splendido Chievo di inizio stagione. Senza stravolgimenti difensivisti.